Abilità nella disabilità

Nel periodo delle Paralimpiadi, mi sono emozionato nel vedere quanta voglia e quanta tenacia hanno gli atleti con disabilità: sanno dare fiducia a loro stessi e a noi che li stiamo guardando da spettatori.

Ma cosa significa essere “Disabili”? Proviamo a vedere il significato nell’enciclopedia Treccani.

“menomazione fisica o mentale permanente e irreversibile, che rende una persona più o meno incapace di condurre una vita normale” .  [Ma] ci sono anche forme di handicap date, per esempio, dal fatto di aver cambiato cultura o paese, di essere anziano e quindi avere impedimenti dovuti all’età, di avere momentaneamente una gamba ingessata”

Io sono alto 1,30 (quando ero giovane 1,32 – un po’ di autoironia non fa mai male), sono considerato disabile ma ho l’abilità di fare tutto ciò che voglio, se voglio; se non arrivo a qualcosa ho l’abilita di chiedere.

I ragazzi che hanno partecipato ai giochi di Rio hanno l’abilità di trovare il sistema di essere abili nel loro sport, nel loro lavoro e nella loro vita.

         Proviamo per un momento i togliere le tre sillabe “dis” alla parola disABILE: se hai dentro di te la forza di fare, di non emarginarti, di non piangerti addosso o piangere sulle spalle altrui per farti compatire, allora sei abile in tutto.

         Se trovi il sistema di giocare a pallone anche se non vedi, tirare l’arco anche se non hai gli arti superiori o di dipingere un quadro senza l’uso delle mani, allora sei abile.

         Perché è la tua forza interiore che ti rende abile di fare tutto quello che vuoi.

           Tutti siamo abili in tutto, e per tutto, e se non riusciamo, chiediamo.

Un mio amico è diventato disabile a causa di una malattia e ora si muove in carrozzina. Ha scritto un libro che ha intitolato “Tutte le Fortune” – come: sono disabile e ho fortuna? Si’, noi abbiamo tutte le fortune: di capire chi ti sta vicino, di dare con le parole o la scrittura o attraverso lo sport la forza di andare avanti, di rialzarsi se cadiamo, di rialzarsi ancora fino a quando non abbiamo avuto ragione del nostro essere uomini veri.

Il sottotitolo del libro “Tutte le fortuna” è “Badavo ai badanti”, e l’altro giorno scherzando, ho pensato a un mio titolo “Tutte le Fortune, (Io Badavo a chi Badava a me).

Non è mania di protagonismo: la società dà un’etichetta di disabile, di poverino e di tutto e di più. La nostra forza è di essere abili e di non prendersela per tutto, cercando di far capire chi e come siamo. Naturalmente anche NOI abbiamo un limite di tolleranza, e se viene superato diventiamo capaci di difenderci. In questi casi non sono io ad avere un problema, ma è chi mi offende che ha un problema perché non capisce.

Quando sono andato per la prima volta in una scuola a Monza, la prima cosa che hanno provato quei ragazzi è stato un grande “stupore”.

Io non spiego perché sono cosi: io cerco di far capire cosa si prova ad essere giudicato perché sei meno alto di altri. Da stupore diventa amicizia e da amicizia inclusione di tutte le altre persone che hanno problemi. E’ stato uno dei giorni più belli della mia vita.

           Allora chi considero disabile?

Tutte quelle persone che sono abili e rendono gli altri disabili.

         In questi giorni ho sentito delle ‘notizie’ che mia hanno veramente fatto provare rabbia.

         Uomini che usano mezzi da vigliacchi e pubblicano sui social network filmini non adatti su altre persone rendendole inermi al giudizio della gente.

         Una donna si è suicidata causa la disabilità intellettuale di qualcuno.

         Ragazzi che violentano per ore una ragazzina rendendola in fin di vita.

         Ragazzi che prendono a sassate o a calci un compagno di scuola che non sa difendersi.

         Questa è la vera disabilità da me contestualizzata, togliere agli altri la propria esistenza e quindi la possibilità di essere abili.

         La minaccia più grande in questo periodo non è quella di non superare le barriere architettoniche, ma di non superare le barriere tra un essere umano ed un altro essere, senza uso di ruspe e senza uso di frasi che possono incitare chi è abile alla disabilità intellettuale.

         Non voglio essere io, uomo pieno di dubbi, a dare soluzioni, ma per evitare tutto questo bisogna essere testimonianza “viva”, bisogna raccontare cosa si prova ad essere vittima di atti di intolleranza e/o bullismo.

Gli psicoterapeuti possono essere considerati allenatori di vita, ma la testimonianza di chi vive è molto meglio di chi ha studiato sui libri di psicologia.

         Quindi dico a tutte le persone che si sentono disabili per colpa di altri: non chiudetevi in voi stessi, non abbandonate i vostri amici, non abbiate paura dei pregiudizi, vivete la vostra vita con l’orgoglio di essere abili.

Non badate a tutte le ipotetiche offese, e se necessario, rivolgetevi alle autorità competenti, la vita è una e dev’essere vissuta nel migliore dei modi; nessun essere spregevole può contaminare la VOSTRA ABILITA’ DI ESISTERE.

Ciao a tutti Leonardo, Zio LEO, Amo LEO 

5 pensieri riguardo “Abilità nella disabilità

  1. Ciao Leo…Di solito per fare capire che una cosa e molto bella e che e fatta bene…si pone la fatidica domanda….”MA E FARINA DEL TUO SACCO ?”….Be so che e farina del tuo sacco…e per cercare di complimentarmi in modo più completo…dico che…” QUESTA FARINA DEL TUO SACCO…E IL MACINATO DI UN OTTIMO …GRANO…BEN RACCOLTO…DOPO ESSERE STATO ..BEN SEMINATO ..IN UN TERRENO MOLTO BEN ARATO E CONCIMATO…” Termino dicendo BRAVO ZIO LEO…continua così..un abbraccione..UGO

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  2. Caro Leonardo,
    Io fatico a pensare che la parola disabile ti riguardi. Io ho avuto il piacere di conoscerti con Diana a un mio spettacolo e per me sei differente come me.
    Un abbraccio e grazie del tuo articolo molto bello. Buona serata.

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  3. Caro Leonardo, ci conosciamo oramai da una vita e ci siamo ritrovati assieme in diverse occasioni ed eventi sul territorio sulla inclusione e per la eliminazione delle barriere, qualsiasi esse siano. Le tue testimonianze di questi ultimi tempi sono molto importanti perché mostrano che ce la si può ‘fare’; che si può ‘essere’ nonostante tutto. Credo che questo sia un messaggio molto importante. Nella mia lunga oramai esperienza di incontri con le disabilità mi sono reso conto che quello che manca e che anzi, è ancora più richiesto alle persone con disabilità è il diritto a ‘non farcela’, il diritto alla debolezza. Perché bisogna essere sempre e tutti ‘straordinari’, ‘unici’, ‘primi’? Primo lo diventa uno solo, ma ci sono tantissimi secondi, e ancora più terzi per non parlare di penultimi e gli ultimi. A tutti coloro che non sono primi non basta più dirgli che possono diventarlo, che ci vuole forza, determinazione, che è una questione di volontà. A volte la volontà delle persone è una altra e bisogna altrettanto rispettarla perché non tutti hanno gli strumenti e sono ‘disposti’ a farcela. Come dico sempre alle famiglie interessate alle paraolimpiadi, di Bebe Vio ce ne è una sola, come uno solo è Usain Bolt. Perarrivare ad essere Bebe Vio non solo ti devi allenare da sempre ma devi avere una famiglia capace di sostenerti e accettarti, devi incontrare degli amici degni di questo nome; una scuola capace di valorizzarti e non umiliarti, Insomma , le variabili per essere un Campione sono tante e non tutte dipendono da te. Ma ci sono tantissimi secondi, terzi, ecc dei quali non sappiamo nemmeno il nome, non conosciamo quanta fatica ed allenamento hanno dovuto fare per arrivare secondi, ma che nessuno parla mai di loro, gli da lo spazio ed il riconoscimento che si meritano quanto un campione
    Penso che la testimonianza che possiamo trasmettere in quanto adulti sia quello di insegnare e spiegare al prossimo che non ha alcuna importanza arrivare primi o non si deve essere straordinari eccezionali come spesso le persone etichettano i disabili. L’importante è essere sereni con sé stessi, accettarsi e volersi bene. Insomma, l’importante è essere semplicemente ‘normali’ per come si è, con le proprie debolezze, fragilità e virtù e si è già Campioni.
    Un caro saluto Marco Sessa

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    1. caro Marco hai ragione, ma quello che desidero non è diventare primi ma diventare primi nel proprio io abbattendo come noi abbiamo fatto la paura degli altri e avere auto stima di noi stessi. Avere per una persona con qualsiasi problematica avere autostima accettazione può superare tutte le barriere. Io forse prima non l’avevo ora son vivo e non sopravvivo. C’è gente che ha ancora paura c’è gente che prende in giro bebe definendola in diversi modi questa è disabilità non capire chi ti sta di fronte e vivo e vuole vivere e vincere in qualsiasi modo. Un abbraccio

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