Dopo aver intervistato Maurizia Cacciatori insieme a Caterina Schiappa e Monica Paliaga, dove nella Digital Bench insieme cerchiamo il nostro valore unico e ho deciso di scrivere questa lettera aperta contenente le mie sensazioni avute nel conoscere la mia amica Maurizia.

Entro nel auditorium di Zurich e vedo la campionessa del mondo di pallavolo Maurizia Cacciatori, per spiegare o meglio testimoniare il lavoro di team, mi siedo in prima fila, io già sognavo di essere testimonial per Zurich sulla diversity e inclusion.

Inizia a parlare con la sua semplicità, il suo essere bella e molto alta mi metteva in soggezione, ma dopo un po’ sembrava di conoscerla da sempre, aveva le mie stesse idee,  giocare o essere in panchina non fa differenza sull’equilibrio di squadra.

Mentre giochi non vedi i tuoi difetti, durante il time out e il set, le ragazze in panchina sono con te e ti urlano tifando dai, salta , non fa niente, bravissime, danno i suggerimenti per migliorare sia la tua prestazione e la prestazione di squadra, le critiche e “le pacche sulla spalla” sono utili per migliorare te stesso e il lavoro di gruppo.

Tutto quello che era successo a Maurizia, è capitato anche a me durante 41 anni di lavoro.

Maurizia ha iniziato a palleggiare in cortile, io con il Comodor64 ho iniziato a programmare, ed entrambi Maurizia e diventata campionessa del mondo e io Program manager, ma le cose cambiano e entrambi non siamo  “arrivati” subito all’obiettivo, ma piano piano abbiamo raggiunto il nostro traguardo.

Ma non finisce qui, non si può vivere solo degli allori passati, io sentivo il bisogno di testimoniare la mia vita sia lavorativa e individuale, per poter creare un modo di vivere nelle aziende o nella società in funzione della happy inclusion, non essere solo inclusivi ma rendere felice il mondo in cui viviamo.

Maurizia ha fatto lo stesso, in tutte le situazioni di vita di gioco ne ha fatto tesoro,  un metodo di vita insegnare nelle aziende il lavoro di squadra dove tutti sono utili senza ma e senza se, ogni uno ha la sua forza, sta nel allenatore o line manager individuare la sua forza per poi metterla a disposizione della partita.

Vedete, due persone diverse due persone, con lo stesso valore unico Giocare insieme e Vivere insieme, si incontrano per dare una grande testimonianza, che in qualsiasi ruolo giochiamo vogliamo vivere e “non sopravivere” per la mia realtà e per lei come dice nel suo libro “senza rete”, non dobbiamo fermarci alla prima partita persa.

Ritornando all’evento dell’auditorium avevo capito che la mia vocazione sarebbe stata di testimoniare, le mie vincite sul carattere, sulla mia permalosità e sulla mia mancanza di autostima. Ho vinto, grazie anche a te Maurizia.  Ero e sono felice.

Come al solito la mia soggezione alla Fantozzi, gli chiedo “scusi posso fare un selfi con lei”, risposta testuale “certo, anzi mi fa piacere fare una foto con te sono, io che sono felice di starti vicino”, da Fantozzi sono diventato me stesso.

Questo è un esempio di vita, ora abbiamo insieme lo stesso valore unico positivo, stare insieme per creare valori unici con il nostro esempio.

Ora siamo amici, non solo su facebook o linkedin, ma una vera e cara amicizia che ci rende testimoni di vita positiva e di squadra, basta un gesto, basta un sorriso, perché si risvegli la tua anima.

Grazie Maurizia

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